Diocesi di Altamura – Gravina – Acquaviva delle Fonti

54° Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali

Mons. Giovanni Ricchiuti presiederà alle 11.30 la Santa Messa dalla Concattedrale di Acquaviva delle Fonti che sarà trasmetta in diretta tv da TeleMajg

Attualità
Acquaviva giovedì 21 maggio 2020
di La Redazione
54° Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali
54° Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali © Diocesi di Altamura - Gravina - Acquaviva delle Fonti

“Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria. La vita si fa storia”. Si intitola così il Messaggio di Papa Francesco pensato per la 54° Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali che la Chiesa si prepara a celebrare Domenica 24 Maggio 2020, giorno in cui ricorre la Solennità dell’Ascensione del Signore nostro Gesù Cristo. Momento, quello appena citato, in cui Egli, a quaranta giorni dalla Risurrezione, fu elevato in cielo davanti ai suoi discepoli, per sedere alla destra del Padre, finché verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti.

Per l’occasione, l’Arcivescovo Mons. Giovanni Ricchiuti presiederà alle 11.30 la Santa Messa dalla Concattedrale di Acquaviva delle Fonti. Sarà possibile seguire il rito religioso in tv sintonizzandosi su TeleMajg (ch 97 – 884) o Canale 2 TV (ch. 114 – 71) o sul sito diocesano www.diocesidialtamura.it per la diretta streaming. La Celebrazione Eucaristica sarà inoltre impreziosita dalla presenza dei fedeli, nel rispetto di tutte le norme decise per la Fase 2 dal Governo e dal Comitato tecnico scientifico che prevedono tra le altre cose la sanificazione degli ambienti, regole ben definite sul distanziamento sociale, l’utilizzo di guanti e mascherina e il divieto di accesso in chiesa per persone con una temperatura corporea uguale o superiore ai 37,5 ° o che siano state in contatto con soggetti positivi al Covid-19.

Il tema centrale della Giornata? L’importanza della narrazione. Infatti, osserva papa Francesco nella sua missiva, per non smarrirsi l’uomo ha bisogno di respirare la verità di racconti buoni. Ovvero «storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme». Occorre cioè – a detta del Santo Padre - ritornare ad una narrazione umana, «che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri».

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