Cristò: come suonare la trota

L'ultima intervista per A Testa in Sud

Cultura
Acquaviva lunedì 06 settembre 2010
di Valentino G. Colapinto
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In occasione del Festival Letterario “A Testa in Sud”, che si è svolto ad Acquaviva delle Fonti il 30, 31 agosto e 1 settembre, Acquavivalive ha intervistato molti degli ospiti presenti. Meglio tardi che mai è arrivato anche il turno dello scrittore esordiente Cristò Chiapparino (Bari, 1976), che ha partecipato alla serata del primo settembre: “Scrivere e Pubblicare a Sud” per presentare il suo primo romanzo: “Come pescare, cucinare e suonare la trota” (Florestano, 2008).

Vuoi presentarci brevemente la tua opera prima?

È un romanzo breve, che racconta i dubbi e le incertezze di un giovane pianista, che sta preparando il suo primo concerto importante e che si scontra inevitabilmente con la difficoltà di fare arte in una città come Bari. Le prove per il concerto, un Quintetto di Schubert intitolato “La Trota”, avvengono in un autoparco della periferia, dove il pianista si confronta con la gente che lavora lì e che sembra non avere nessun interesse nei confronti della musica e dell'arte in generale.
Nonostante l'argomento serio, il tono del romanzo è molto leggero e a tratti quasi “scherzoso”. In definitiva, è una riflessione sulla funzione dell'arte in Italia in questo periodo storico e sulla generazione dei trentenni, che sembra aver rinunciato in partenza alla possibilità di elevarsi, schiacciata com'è dalla difficoltà di costruire la propria vita.

Il tuo è uno stile molto musicale. Nel libro i riferimenti alla musica sono continui, a partire dal titolo, che si rifà a un famoso Lied di Schubert, e tu stesso sei un musicista. Qual è secondo te il rapporto tra scrittura narrativa e scrittura musicale? E ti senti più scrittore o musicista?

Mi sento più scrittore, ma la musica è parte integrante della mia vita, sia quella ascoltata che quella suonata sul palco. La mia esperienza di musicista ha senz'altro condizionato il mio modo di scrivere.
Riguardo al rapporto tra scrittura narrativa e scrittura musicale, il discorso potrebbe essere molto lungo e complesso, visto che tanto la musica quanto la narrazione affondano le loro origini nella notte dei tempi e si può dire che siano nate insieme all'uomo. D'altronde, il primo tipo di narrazione che l'uomo ha conosciuto è stata quella orale e i primi strumenti musicali che l'uomo ha suonato sono stati il proprio corpo e la propria voce. Ecco, io penso che musica e racconto siano bisogni naturali dell'essere umano e, quindi, hanno in comune il fatto di appartenerci in modo profondo e necessario.

Qual è la tua opinione rispetto alla musica classica e come si dovrebbe cercare di divulgarla, per superare l’attuale crisi?

Non bisogna cercare di divulgarla, né penso che esista una crisi legata alla musica classica.
La musica è musica e non ha bisogno di troppe etichette. Ascoltare un quintetto di Schubert, una sinfonia di Beethoven o un notturno di Chopin è esattamente come ascoltare un brano di Bill Evans o una canzone di De André, giusto per citare musicisti che mi piacciono.
Esiste molta musica classica “leggera” – pensate, per esempio, ai valzer di Strauss – e molta musica leggera “pesante”.
La musica classica ha la fortuna di essere stata filtrata dal tempo e, quindi, noi ne ascoltiamo il meglio, ciò che è passato alla storia, ma è assurdo pensare che al tempo di Mozart fossero tutti geniali, solo perché componevano musica secondo il gusto dell'epoca. La musica dei nostri giorni che si ascolterà ancora tra duecento anni sarà considerata anch’essa musica classica, perché avrà superato il filtro del tempo.

Sei un giovane scrittore alla sua prima pubblicazione. Che difficoltà hai incontrato nello scrivere prima e nel pubblicare poi il tuo romanzo? E che consigli daresti a chi voglia seguire la tua strada?
Le stesse difficoltà che incontra il protagonista del mio libro nel preparare il suo primo concerto, ossia la paura che quello che stai facendo in fondo non interessi a nessuno. Penso che chiunque faccia arte si scontri con l'eterna domanda “a chi interessa?”. È una domanda pericolosa, perché rischia di bloccarti e di farti gettare la spugna. La difficoltà più grande è imparare a credere che quello che stai facendo è valido; esserne sicuri è davvero molto difficile. Io penso che la cosa fondamentale da fare prima di cominciare a scrivere sia studiare le tecniche della narrazione, come se si dovesse imparare a suonare uno strumento musicale o a usare i pennelli per dipingere. Si può anche essere molto talentuosi, ma la scrittura è un'arte molto delicata e complessa e quindi va studiata a fondo e con grande curiosità.
Per quanto riguarda la ricerca di un editore, a volte, è solo una questione di fortuna, ma la fortuna va aiutata. È fondamentale presentare il proprio manoscritto nella maniera più adeguata, cioè con una sinossi breve e ben scritta e, soprattutto, proporlo a case editrici che abbiano una linea editoriale compatibile con il proprio scritto.
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