Monastero e Chiesa di S. Chiara

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di Mariella Nanna
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Nel 1621 il notaio Filippo Tambone di Noicattaro devolse per testamento tutti i suoi beni alla crezione in Acquaviva di un monastero intitolato a S. Chiara. La costruzione del monastero fu avviata, ma subito interrotta perché la moglie del Tambone rivendicava la parte di beni che le spettava. I lavori ripresero grazie anche alle elemosine di cittadini e forestieri. L’Università di Acquaviva intraprese quindi un lungo iter burocratico con la Curia di Bari per ottenere l’assenso alla funzionalità del monastero. Non sappiamo con precisione in quale anno le prime novizie entrarono nel convento, probabilmente verso il 1630, quando la costruzione dell’edificio non era stata ancora completata.

Il monastero era costituito da due piani elevantisi sul pianoterra ed era dotato di due chiostri: uno più grande e uno più piccolo. Al monastero era annessa la chiesa di S. Chiara, che nel 1667 era quasi o del tutto costruita. È probabile che fosse già completata nel 1664, quando il principe De Mari fece il suo ingresso in Acquaviva e visitò il monastero di S. Chiara.

Quando nel 1806 fu emanata la legge che sanciva la chiusura dei monasteri, i conventi femminili, compreso quello delle Clarisse, furono esclusi per motivi di carattere umanitario dall’applicazione della legge stessa. Ma, quando nel 1861 fu emanata dai Savoia la legge che sanciva la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei loro beni, il monastero delle Clarisse non poté resistere. Mentre lo stabile del monastero divenne proprietà del Comune di Acquaviva, che lo mise in vendita mediante asta pubblica, la chiesa di S. Chiara rimase aperta al culto e fu affidata alla confraternita dell’Immacolata.

Dell’antico complesso del monastero oggi ben poco è rimasto riconoscibile all’esterno. All’interno le maestose arcate del chiostro grande sono in parte murate e i locali a pianterreno sono per lo più adibiti a depositi. Solo la chiesa non ha subito significative trasformazioni. Tuttavia in seguito al terremoto del 1980, che determinò la caduta della croce in ferro posta sulla facciata, la chiesa fu chiusa al culto in attesa di restauro.

La chiesa, a pianta centrale allungata, presenta una facciata esterna divisa in due ordini: quello inferiore è caratterizzato dalla fusione di elementi dorici ed elementi corinzi; quello superiore è anch’esso misto per la presenza di ordini dorici e ionici. La metà superiore della facciata rivela un’epoca di realizzazione successiva rispetto alla metà inferiore. Il portale è sormontato da un frontone spezzato con una nicchia contenente una statua in pietra della santa.

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