Dominazione Aragonese

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
Con il trionfo del partito aragonese Acquaviva ricadde nelle mani della famiglia del Balzo e fu aggregata alla baronia d’Andria. Nel 1440 dopo la morte di Alfonso d’Aragona numerosi baroni parteggiarono per la fazione angioina: fra questi ci fu Giovannantonio Orsini, il quale ordinò al capitano di ventura Jacopo Piccinino di ridurre all’obbedienza gli acquavivesi, fedeli alla dinastia aragonese.

La città, retta allora da Francesco del Balzo, fu cinta d’assedio ed oppose un’eroica resistenza. Piccinino riuscì ad impadronirsi della città fingendo di voler trattare la pace: gli acquavivesi aprirono le porte e le milizie angioine fecero strage di vecchi e bambini, mentre i giovani atti alle armi furono incorporati nell’esercito angioino. Acquaviva fu rasa al suolo.

Il re Ferrante ordinò allora che il paese fosse riedificato e cinto di nuove mura e accordò agli acquavivesi l’esenzione dall’imposta del sale e da altri pagamenti ordinari. Francesco del Balzo morì verso il 1484 trasmettendo il ducato d’Andria e la signoria d’Acquaviva al figlio Pirro, il quale fu il  fautore di una ribellione contro la monarchia aragonese, a cui prese parte anche il papa Innocenzo VIII. Nel 1486 fu stipulata una tregua e fu ratificata la pace fra il re di Napoli e il papa. A questo punto Ferrante d’Aragona sfogò la sua collera sui baroni ribelli: Pirro fu condannato a morte insieme ad altri promotori della congiura. Alla morte di Pirro la signoria d’Andria con Acquaviva passò a Federico d’Aragona, secondogenito del re, che nel 1487 sposò Isabella del Balzo, figlia dell’estinto duca.

Nel 1494 Acquaviva fu nuovamente saccheggiata dalle truppe francesi di Carlo VIII a causa della fedeltà dimostrata dal popolo nei confronti della monarchia aragonese. Quando però questa fu ristabilita, Acquaviva poté finalmente godere di un periodo di pace e benessere, in quanto i sovrani aragonesi, memori della fedeltà dimostrata, concessero agli acquavivesi vari privilegi.

Nel 1497 la regina Isabella decorò Acquaviva col titolo di città. A tale periodo risale la formazione del primo parlamento democratico cittadino: ogni anno nel mese di luglio gli acquavivesi si riunivano per eleggere i propri amministratori. Tale situazione di benessere fece sì che giungessero nella città parecchi stranieri: Greci, Albanesi ed Ebrei. Questi ultimi, invisi alla popolazione acquavivese per la loro avidità di denaro (praticavano l’usura), costituirono nella città vecchia un proprio quartiere. Spesso scoppiavano sanguinosi conflitti fra indigeni ed Ebrei, a danno dei quali si commisero persecuzioni e omicidi.

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