Da sempre, dacché le prime civiltà occidentali si insediarono in questa terra generosa, la regione Campania ha assunto, nel corso della storia, un posto di privilegio nell’enogastronomia mondiale.
Dalla Magna Grecia all’Antica Roma, dal Regno di Sicilia a quello di Napoli, fino ai giorni nostri, in ogni dove, sulla Terra, ritornano diacronicamente i nomi dei vini Falerno del Massico, Fiano, Greco di tufo, Aglianico (ellenico), e ancor più, quelli della Pizza, della Pasta “co’a pummarola n’coppa”, della mozzarella di bufala, del Babà, della Pastiera e del Caffè Napoletano, quest’ultimo divenuto un vero e proprio culto per il modo di prepararlo.
Si pensa che l’arte enologica fosse praticata in questa zona fin dal XIII secolo A.C.
I Romani sfruttarono la caratteristica pianeggiante della regione per praticarne l’agricoltura facendone un posto tranquillo e proficuo fino alla catastrofica eruzione del Vesuvio nel 79 D.C.
Le successive dominazioni barbariche portarono a un periodo di staticità fino all’arrivo di Federico II di Svevia che ridiede nuovo slancio alla vita culturale e alle attività produttive di tutto il Regno.
Ma, se il destino sud dell’Italia è stato quello di farsi dominare ripetutamente nel corso della storia senza opposizione, o quasi, è anche vero che il popolo partenopeo ha saputo reagire conservando e rafforzando quello spirito creativo che lo spinge a rinnovarsi e reinventarsi ogni volta.
Tre DOCG d’eccezione, sedici DOC e nove IGT, questi sono i numeri della geografia del vino in Campania.
Tra le DOCG, il vino Taurasi, prende il nome dalla cittadina omonima, l'antica Taurasi.
È prodotto da uve Aglianico in un’area di grande tradizione vitivinicola, che comprende 17 comuni, tutti in Irpinia.
Un vino dalle caratteristiche organolettiche sopraffine si caratterizza per la complessità aromatica, il gusto asciutto, pieno, armonico, equilibrato, con retrogusto persistente, i profumi intensi e delicati.
Accompagna piatti dotati di un discreto spessore aromatico: come primi piatti al ragù di carne, selvaggina, carni rosse arrosto, formaggi a pasta dura stagionati.
La seconda DOCG è il Fiano di Avellino, vino bianco prodotto con l'uvaggio omonimo, dalle caratteristiche aromatiche definite e inconfondibili, con chiari sentori di nocciole tostate.
Abbinamento ideale con antipasti a base di caviale, ostriche e frutti di mare pregiati, carpacci di pesci fresco; perfetto come aperitivo; garantisce speciale eleganza con mozzarella di bufala campana; nella versione invecchiata è ottimo con formaggi caprini e a pasta semidura non stagionati.
Il vino Greco di Tufo, la terza DOCG, è prodotto in un'area molto limitata, estremamente vocata alla coltivazione della vite, che comprende otto comuni, tutti in provincia di Avellino.
Ha un colore giallo paglierino intenso, riflessi dorati, profumo ampio, fruttato, sentori di mela, pera, mandorla.
Al gusto è persistente dal retrogusto caratteristico di mandorla amara. Mantiene nel tempo una buona freschezza.
Tradizionale è l'abbinamento con pasta e cavoli e con la spigola in bianco, ma è superbo anche con piatti a base di pesce in bianco, frutti di mare, e se invecchiato, con pappardelle ai funghi porcini.
Particolare è la DOC Aversa, in provincia di Caserta, il cui vino è ottenuto dal vitigno Asprinio, vinificato in bianco, fermo o spumante, che ha mantenuto nei secoli, il particolare sistema di allevamento della vite “alberata” che consiste nel maritare la vite ad alberi dal fusto alto, tipo pioppi, costringendo la vendemmia con le scale. Inutile dire che a quelle quote, la caratteristica organolettica più evidente è la freschezza, in altre parole l’acidità.
Verso sud, sulla costa dove il terreno è di natura vulcanica, troviamo delle doc interessanti, come la Campi Flegrei, o la Capri con uvaggi di Falanghina, Coda di Volpe e Biancolella per i bianchi e Piedirosso, Aglianico per i rossi.
Sono, questi, vini ricchi di microelementi che conferiscono alle uve e ai vini sapori e aromi del tutto originali e permettono la coltivazione della vite su piede franco.
Nella DOC Penisola Sorrentina è doveroso un accenno ad un vino rosso frizzante molto interessante, il Gragnano, prodotto con uve Piedirosso, Sciscinoso e Aglianico, delizioso abbinato ai frutti di mare.
Infine, non potremmo parlare di vini campani senza nominare il LACRYMA CHRISTI, della DOC Vesuvio, prodotto sia in versione rosso sia bianco.
Il nome così particolare, nasce da un’antica leggenda che ne narra così la fama:
"Dio riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo strappato da Lucifero durante la caduta verso gl'inferi, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacrima Christi".
Oggi, seppur vittima dei suoi stessi figli, tra mille difficoltà e contraddizioni, la Campania ci appare ancora come un posto incantato, profusa da una bellezza quasi mistica.
E Napoli, il suo cuore pulsante, ti accoglie nel suo ventre, il Golfo, come farebbe una madre, abbondante e generosa, dimenticando tutto il resto…