di Vanni Petrelli
Un lavoro silenzioso, continuo, prezioso. Un sostegno ed un punto di riferimento per oltre 15.000 persone provenienti da tutto il sud, isole comprese, giunte nel nostro paese per accudire i propri familiari ricoverati presso l’ospedale Miulli. L’entusiasmo e la dedizione di decine e decine di volontari e giovani del servizio civile. Tutto cancellato!
Da oggi, infatti, chiude i battenti il Centro d'accoglienza della Caritas di Acquaviva, ubicato nei locali dei Vocazionisti alle spalle della Chiesa di San Francesco. Una decisione inspiegabile, improvvisa, che ha colto di sorpresa un po’ tutti. Il centro fu voluto nel 2001 dall’allora direttore della Caritas di Acquaviva, il diacono Pinuccio Angelillo. In pochissimo tempo quei locali divennero una fucina di idee, progetti, iniziative. Una delle prime fu quella di colmare le lacune del Miulli in ordine all’accoglienza dei familiari dei degenti ed al trasporto con l’ambulanza in tutti quei casi (come trasferimenti e dimissioni) non garantiti dalla Asl.
Il Centro ha offerto ospitalità gratuita nelle 6 grandi camere della struttura ad oltre 3.500 persone all’anno, un numero elevatissimo. Si tratta nella maggior parte dei casi di familiari di degenti del Miulli, che in quella struttura hanno trovato non solo locali grandi e confortevoli dove pernottare, ma un gruppo di persone generose e pronte a risolvere piccoli e grandi problemi, ad assicurare conforto e compagnia. Da oggi sarà solo un bel ricordo.
Attualmente nella struttura sono ospiti don Gaetano Lenoci ed alcune persone con problemi di varia natura. Che ne sarà di loro, si chiedono gli animatori del Centro? Grazie all’autofinanziamento in questi anni è stato possibile non solo fare fronte alle spese legate all’accoglienza, ma anche finanziare numerosi progetti collaterali. La domanda penso che nasca spontanea a tutti gli acquavivesi: chi ha deciso la chiusura del Centro? Giriamo l'interrogativo al nuovo direttore della Caritas, don Vito Cassese, confidando in una risposta celere e soprattutto valida a giustificare la fine di una delle realtà più belle della nostra cittadina.