Come nasce il progetto

Miulli for Madagascar: il ritorno all'essenziale che sana il cuore e la mente

La recente missione ha avuto come soggetti promotori l’Ente Ecclesiastico Ospedale Generale Regionale “F. Miulli” e l’associazione di volontari pugliesi “La Cometa” onlus

Attualità
Acquaviva venerdì 08 dicembre 2017
di Miulli.it
Miulli for Madagascar
Miulli for Madagascar © Ospedale Miulli

Partito nel 2010 come progetto di cooperazione sanitaria missionaria, Miulli For Madagascar è diventata in pochi anni un’iniziativa capace di cambiare un pezzo delle vite di tutti coloro che sono stati coinvolti. Il progetto è finalizzato all’assistenza specialistica, sia di natura tecnica che sanitaria, nei confronti di una popolazione di circa 900.000 abitanti che vive in una zona rurale dell’Africa orientale e che da sempre è priva di un’importante assistenza sulla salute.

L’avventura in Madagascar ha l’obiettivo di cooperare non solo per l’attività chirurgica e specialistica, ma anche per la formazione del personale locale, così da potenziare le strutture e le attrezzature già funzionanti ed implementare autonomia e sviluppo per il territorio.

La recente missione ha avuto come soggetti promotori l’Ente Ecclesiastico Ospedale Generale Regionale “F. Miulli” e l’associazione di volontari pugliesi “La Cometa” onlus, impegnati a sostenere una situazione sanitaria come quella del Madagascar dove è presente 1 medico ogni 10.000 abitanti e dove le patologie più diffuse sono le malattie endemiche, la denutrizione e le infezioni a causa delle acque non trattate. Conclusasi da poche settimane la spedizione del 2017, abbiamo raccolto le impressioni e le esperienze del dott. Gaetano Logrieco, direttore della U.O.C. di Chirurgia Generale del Miulli, e di Don Tommaso Lerario, appassionato responsabile del progetto Miulli For Madagascar e cappello dell’Ospedale. Assieme a loro è stata presente un’equipe multidisciplinare di supporto alla gestione delle risorse umane. In questo modo c’è stata la possibilità di muoversi con più libertà organizzative, coinvolgendo un chirurgo di odontoiatra come il dott. Giuseppe Catalano d Palazzo San Gervasio, un urologo come il dott. Donato Randone da Torino e di tre infermiere professionali di grande esperienza nel campo pediatrico: la sig.ra Tonia Borrelli (caposala di Neonatologia all’Ospedale Miulli), l’infermiera professionale sig.ra Laura Capodiferro di Chirurgia Generale e ostetricia e la sig. Annamaria Bucci, la più giovane del gruppo.

Come nasce il progetto “Miulli for Madagascar”?

Don Tommaso Lerario: L’esperienza di Cooperazione umanitaria sanitaria in Madagascar inizia nel 2010 e da allora vede coinvolte tutte le componenti della comunità ospedaliera del Miulli. Fin dall’inizio la missione è stata su base volontaria. Tra le varie iniziative, la più significativa è stata la realizzazione di viaggi in equipe di specialisti, un’attività giunta ormai alla sesta edizione.

Dott. Gaetano Logrieco: Il viaggio in Madagascar non nasce da un progetto estemporaneo, emotivo. È l’effetto di un sogno tradotto in possibile realtà operativa. Era da tempo che mi affascinava l’idea di propormi come interprete di una sanità più umile, direi antica, fatta di impegno e dedizione a gente fragile e debole, priva anche della forza di chiedere. Il progetto Madagascar non nasce per mancanza di possibilità di volontariato nella nostra realtà quotidiana, ma nasce per completare e rendere concreto ed operativo un impegno medico e formativo intrapreso già da anni a favore del Madagascar, sotto l’egida dell’Ente Ecclesiastico Ospedale Francesco Miulli.

Qual è stata lo scoglio più difficile da superare prima di imbarcarsi in questa operazione?

Dott. Gaetano Logrieco: Non mi sembrava facile il distacco dalla realtà quotidiana, specie quando – immersi in un mondo finalizzato alla produttività – si ha l’impressione di non poter mai “lasciare”, perché sembra che ci sia il rischio di perdere qualcosa: una posizione, un privilegio. Quando si ha il coraggio di staccarsi da tutto ciò, e si vuole interpretare un sogno di volontariato in campo sanitario, ci si accorge di quante possibilità esistano per rendere il tutto concreto.

In quali luoghi e quali città si è realizzata la missione 2017?

Don Tommaso Lerario: L’ultima missione è stata realizzata presso l’Ospedale “Henintsoa” presso Vohipeno, località non molto distante dalla città di Manakara, sulla costa sud-est del Madagascar vicino all’Oceano Indiano. Oltre all’attività clinica, chirurgica e dentistica, sono state svolte numerose visite mediche nei villaggi interni e presso diversi preventori sparsi sul territorio non molto distante da Henintsoa.

Qual è l’obiettivo alla base della missione?

Don Tommaso Lerario: In primis l’assistenza specialistica tecnica e sanitaria, ma di conseguenza anche la cooperazione per l’attività chirurgica e specialistica, per la formazione del personale locale, per il miglioramento dell’assistenza sanitaria e per il potenziamento delle strutture e delle attrezzature già funzionanti. In questo modo stiamo provando a implementare l’autonomia e lo sviluppo sul territorio, così come stiamo tentando di fornire acqua sicura e trattata alla popolazione, un’attività indispensabile per gestire il problema dell’igiene e delle infezioni.

Oltre all’equipe medica, su quali basi associative si fonda il progetto?

Dott. Gaetano Logrieco: Un apporto concreto lo danno i sostenitori del progetto, e in particolare Don Tommaso Lerario, cappellano del Miulli che si occupano degli aspetti organizzativi. Non mancano tanti sostegni esterni, in particolare quello dell’associazione Il Vaso di Pandora e della sua presidente Severina Bergamo.

Come si è sviluppato praticamente il progetto in Madagascar?

Dott. Gaetano Logrieco: Si è trattato di tre settimane intense e particolarmente impegnative sul piano umano e professionale. L’impegno concreto in sala operatoria, nell’Ospedale Hernitsoa presso Vohipeno nel sud-est del Madagascar, è diventa l’attività principale, anche se l’impegno è cominciato già col percorso dalla capitale del Madagascar Tananarive per arrivare a Vohipeno. Un viaggio complesso e articolato, fatto su un pulmino per oltre 700 chilometri, in una natura splendida ma punteggiata dalla semplicità e povertà rurale dei piccoli villaggi. Durante la permanenza in ospedale e nell’area sociale limitrofa abbiamo potuto tessere proficui rapporti umani e professionali, constatando quanto importante sia stato negli ultimi dieci anni l’impegno del Miulli nel dotare l’ospedale in Madagascar di un sostegno umano. Il merito è dei medici e del cappellano che hanno messo a disposizione le loro persone per questo progetto, ma anche di mezzi, a cominciare dal comodo e indispensabile Suv che è stato l’asse portante dei nostri spostamenti.

Ci sono stati episodi in cui le circostanze hanno provato ad abbattere la vostra predisposizione d’animo?

Dott. Gaetano Logrieco: I momenti di sconforto non sono stati rari, ma il senso del gruppo ci ha permesso di superarli, distribuendo equamente piccole soddisfazioni e lacrime, muovendoci con grande rispetto tra apparecchiature e dotazioni desuete o del tutto assenti.

Qual è l’insegnamento umano più forte che ha avuto da questa esperienza?

Don Tommaso Lerario: Vorrei rispondere con due citazioni, la prima di Giorgio Torelli: «Se molti uomini di poco conto, in molti posti di poco conto facessero cose di poco conto, la faccia della terra potrebbe cambiare». La seconda è dell’ostetrica Annamaria Bucci: «Partire con la presunzione di dover dare, tornare con la consapevolezza di non aver mai ricevuto così tanto. In un paese in cui il nostro “nulla” è il loro “tutto” ho visto piedi nudi e mani sporche, occhi colmi di speranza e cuori limpidi… non è una missione ma una vera lezione di vita!».

Dott. Gaetano Logrieco: Non è facile comunicare quanto abbia arricchito me e l’equipe medica sul piano umano e professionale. Nel profondo di ognuno le immagini, le percezioni, i suoni, gli odori e i dolori sono stati vissuti, elaborati e interpretati in modalità differenti, ma in tutti hanno portato un profondo cambiamento. Si torna diversi quando si intraprende un “viaggio“ da medico volontario e tanto di quell’essere diversi spesso vela con rimpianto i distacchi da una umanità ansiosa di ricevere in dono anche una semplice carezza, un sorriso, il tutto non disgiunto da professionalità e dedizione. È un tornare ad essere i “medici di un tempo“ che, senza disturbare Ippocrate o qualsivoglia codice, sanno reinterpretare un ruolo di gentilezza, disponibilità ed umana pietas.

Come proseguirà il progetto per il Madagascar?

Don Tommaso Lerario: Con azioni di sostegno economico, di formazione e sensibilizzazione, per favorire innanzitutto il coinvolgimento di esperti professionisti sanitari, specialisti, chirurghi, ginecologi, dentisti, che prendano parte ai viaggi per la copertura del turno di nostra competenza affidatoci di comune accordo dal coordinamento.

Dott. Gaetano Logrieco: Durante il progetto è nato un accordo con Suor Lea, la responsabile dell’ospedale, che tende a perfezionare il partenariato tra l’Ospedale Miulli e l’Ospedale di Hernitsoa per la formazione al Miulli di specialisti nelle discipline di chirurgia generale e d’urgenza, ortopedia e maxillo-facciale. La formazione dovrà essere indirizzata sia a un perfezionamento tecnico in Italia sia a un successivo tutoraggio da garantire in Madagascar. Questo progetto prevede inoltre una formazione in campo ostetrico-ginecologica e la formazione in campo ingegneristico-clinico per la corretta gestione delle risorse tecniche.

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