Dopo anni di divisioni il centrodestra prova a ripercorrere la strada del dialogo.
Municipio Acquaviva Delle Fonti
AcquavivaLive
Mentre si addensano nuvoloni minacciosi sulla maggioranza di centrosinistra che governa Acquaviva, il centrodestra mostra i primi segnali di riconciliazione. Il gelo che ha caratterizzato gli ultimi due anni sembra essersi infatti sciolto. O quanto meno, è questa la sensazione che si percepisce leggendo le parole del consigliere eletto nelle fila del Pdl, Peppino Paradiso, autore della nota inviata a questa redazione e che potrete leggere integralmente di seguito.
Acquaviva è nelle mani di un’amministrazione che si è mostrata incapace di gestire anche le incombenze più ordinarie del governo del territorio.
La cittadinanza assiste sgomenta alle continue beghe tra gli esponenti della maggioranza consigliare, o di quel che ne resta, cui non si sottraggono alcuni riottosi componenti della giunta.
L’immobilismo amministrativo e la stagnazione economica sono percepiti dall’opinione pubblica come elementi di declino da parte della politica i cui effetti nefasti si riflettono nella vita quotidiana e nelle problematiche che ciascun cittadino è chiamato ad affrontare costantemente.
L’immobilismo cui si è fatto cenno, e cioè il vizio capitale di questa maggioranza, rischia di contagiare nell’immaginario collettivo l’intera assise comunale, “infettando” anche l’immagine e l’operato dell’opposizione.
Il centrodestra acquavivese non può e non deve rimproverarsi, tuttavia, di aver opposto una fragile ed inefficace azione di contrasto alle politiche dilettantesche ed inconcludenti di questa maggioranza.
Gli acuti interventi di ciascun membro di quell’area politica che si identifica nel centrodestra acquavivese, infatti, risentono in positivo dell’esperienza maturata in tanti anni di buon governo della città.
Il giudizio dei nostri elettori, tuttavia, può essere impietoso nel momento in cui dinanzi ad una situazione così drammatica il fronte di opposizione si mostra disgregato a tal punto da fare il gioco dell’avversario.
Cosa occorre allora per rimettere in piedi il Pdl e il centrodestra tutto? Cosa serve per portare nuovamente al governo della città una compagine politica che ha dimostrato di conoscere bene la macchina amministrativa e di saperla indirizzare correttamente nella direzione del bene comune?
Per fare tutto ciò è indispensabile superare le sterili e dannose contrapposizioni tra l’una e l’altra parte, anche in considerazione del fatto che alla base della fratture non vi sono problematiche insormontabili ma piuttosto piccole beghe, rancori, ruggine e risentimenti personali da parte di Tutti Noi e che pertanto possono essere facilmente rimosse. Ricomporre il centrodestra acquavivese, tuttavia, non è il solo obiettivo che dobbiamo porci.
È indispensabile in questa fase politica guardare al di là dei confini che tradizionalmente delimitavano l’area politica del centrodestra acquavivese. Allargare! È questo l’imperativo categorico al quale dobbiamo ispirare ogni nostra azione se vogliamo intercettare la collaborazione di tutti gli “amici” (e mi riferisco ai moderati, ai riformisti, ai liberali, ai cattolici e ai laici).
In questa maniera riusciremo ad uscire in tempi rapidi da questa fase di stallo e provare a costruire un nuovo soggetto politico. Un soggetto che ampli le basi del nostro consenso e ci dia la possibilità di operare senza lacci e lacciuoli per il bene del paese. Si tratta di aprire una fase di “rigenerazione” della politica tutta.
Non dimentichiamoci che la sconfitta elettorale è stata determinata più dalla divisioni del centrodestra che dal merito degli avversari.
Gli ultimi anni infatti sono stati caratterizzati, e sono tuttora attraversati, da una disaffezione da parte dei cittadini nei confronti della politica.
Ragionando in questi termini una nuova fase politica servirebbe proprio a creare una linea di demarcazione tra passato e futuro. Scardinare le vecchie logiche partitiche significa appunto questo: superare le divisioni e creare una sempre maggiore aggregazione. Ma per fare tutto ciò non bastano i buoni propositi e non sono sufficienti le strette di mano. Mostrare la reale volontà di mettere in pratica i principi appena espressi significa impegnarsi nella costruzione di un programma che non sia un elenco di enunciazioni vuote ed astratte. Che non rappresenti l’ennesimo libro dei sogni. Un programma da mettere al centro dell’azione di un nuovo soggetto politico, individuando pochi punti ampiamente condivisi e sulla cui urgenza ed importanza siano tutti d’accordo.
In altri termini impegniamoci tutti insieme a fare, a realizzare, a produrre opere tangibili che possano fare la differenza. Una differenza non solo culturale, ma che si traduca in pratiche concrete ed in azioni di buon governo. È chiaro che un progetto così ambizioso sia realizzabile solo a condizione che vi sia la buona volontà da parte di tutti e con tutti intendiamo rivolgerci e fare riferimento alle tante persone competenti e volenterose che vogliono, che possono e che sentono di voler dare il loro personale contributo per risollevare Acquaviva e restituirle il ruolo che le è sempre spettato. Un ruolo di centralità rispetto ai paesi limitrofi.
Chi scrive non ha la presunzione di fare tutto da solo, né crede di avere in tasca la ricetta per risolvere i problemi della nostra città. Queste riflessioni hanno però lo scopo di suggerire alcune linee guida da seguire: avviare una nuova stagione improntata al dialogo e al confronto intorno alle istanze che ci pervengono dai nostri elettori, cui occorre rispondere con una sola voce; presidiare il territorio, producendo un’analisi capillare e scientifica di quelle che sono le problematiche che toccano più da vicino i nostri elettori e fare sintesi, soprattutto, proponendo un’iniziativa politica forte ed unitaria. Se condivideremo questi principi e questi metodi di azione potremo certamente riuscire a coinvolgere con rinnovato entusiasmo la partecipazione dei cittadini alla vita politica locale.
Per concludere, mi preme sottolineare che, litigare non è servito ieri e non serve di certo oggi. L’attuale frammentazione del centrodestra, favorendo i nostri avversari, ci rende complici della loro colpevole e scellerata inconcludenza.
Uniti è meglio. Non solo per il centrodestra, ma per Acquaviva nel suo insieme.
Peppino Paradiso