"Incroci di sguardi". La Cattedrale incontra i giovani

Intervista a don Domenico Giannuzzi

Attualità
Acquaviva giovedì 29 settembre 2011
di Sergio Carlucci
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Abbiamo intervistato don Domenico Giannuzzi, parroco della Cattedrale di Sant’Eustachio, in occasione dell’imminente avvio dell’iniziativa “Incrocio di Sguardi”.

In cosa consiste “Incroci di sguardi”?

Saranno degli incontri che al momento non hanno una struttura ben precisa, in quanto l’idea è quella di pensare con i giovani presenti come sviluppare questa serie di appuntamenti. L’intento è quello di fare una ricerca su Dio, ponendoci delle domande su alcuni temi, e poi insieme fare un’esperienza di preghiera. Abbiamo pensato al titolo “Incroci di sguardi” perché vogliamo confrontarci insieme sulle domande fondamentali della nostra vita e guardare oltre.

Da cosa nasce?


Nasce dall’evento che ha colpito la nostra comunità qualche settimana fa, ovvero la morte dei tre ragazzi di Acquaviva. In quell’occasione io per primo ho riflettuto sull’esperienza di fede che i giovani possono fare e mi sono chiesto cosa la Chiesa può fare per loro. In seguito a quell’evento, ho convocato alcuni giovani per pensare con loro ad un percorso che ci accomunasse nella ricerca. Questo percorso non vuole essere un ricettario di risposte, ma anzi vogliamo porci delle domande per avviare una ricerca.

Quali sono le principali problematiche che affrontano i giovani?


Penso principalmente all’esperienza della paura. Paura nel futuro, nei confronti di noi stessi e nei confronti degli altri. Quando ci penso, mi viene in mente la parola del Vangelo, quando Gesù risorto incontra i discepoli e dice loro “Non abbiate paura”. Credo che questa potrebbe essere una risposta che anche l’esperienza di fede possa dare al mondo giovanile, che si trova ad affrontare la paura del futuro, di fare scelte significative, di investire sulle proprie capacità. Questa paura forse è amplificata da un mondo di adulti che a volte scoraggia e che non permette di guardare oltre l’esperienza della vita quotidiana. Insomma, è un tentativo di risvegliare sentimenti che a volte vengono soffocati dalle paure.

Dove e in che modo si svolgeranno gli incontri?

Si terranno in cattedrale. Abbiamo pensato di vivere questi incontri come momenti di ascolto di alcuni testi di letteratura contemporanea e canzoni, non religiosi. Poi ci sarà la lettura di un brano del Vangelo e una testimonianza sul tema della giornata e infine un momento di preghiera. Chiederemo anche a chi vi partecipa una collaborazione a ripensare questo percorso qualora ci fossero dei momenti che volessero valorizzare. Insomma, sono incontri che vorremmo costruire insieme, non è un pacchetto già pronto.

Quali sono i temi che verranno affrontati?

Un primo tema è la “Scelta”, perché oggi si ha paura di scegliere in maniera definitiva, si ha paura di compromettersi. Scegliendo, invece, si assumono delle responsabilità e si impara a crescere. Un altro tema è lo “Smarrimento”, un’esperienza che oggi facciamo spesso, rischiando di perdere i punti di riferimento; ma lo smarrimento può anche essere visto come il tentativo di cercare la verità in mezzo alle opinioni, e quindi vogliamo condividere anche questa dimensione dello smarrimento. “Fiducia”, perché pensiamo che non si possa amare senza fidarsi. “Bellezza”, perché crediamo che Dio sia bello, e quindi attraverso la bellezza vorremmo fare un percorso di ricerca di Dio. “Perdono”, in quanto si può costruire qualcosa di nuovo partendo dal perdono e per farlo c’è bisogno di gratuità. “Amore”, che è il nome di Dio e quindi non potevamo non parlarne. Infine , “Speranza”, “Fede” e “Carità”: costituiscono un circolo fondamentale in cui una voce richiama l’altra e con questo circolo vorremmo concludere questo itinerario.

Sul programma avete inserito un passo del Cantico dei Cantici. Cosa vi ha spinto a scegliere proprio questo testo?

Prima di tutto il linguaggio. Volevamo scegliere un testo poetico, perché la poesia ha in sé la verità e la bellezza. Poi, questo passo mette insieme il tema dell’amore con l’idea della forza. Si conclude infatti con la frase “le grandi acque non possono spegnere l’amore, né i grandi fiumi travolgerlo”.

Sergio Carlucci
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