Negli anni lontani dell'infanzia,
non ciera una porta alla Cappella,
sommersa nei mandorli in fiore,
in faccia all'abbandonato convento
dei monaci agostiniani.
Era aperta al sole e al vento, c
he avevano stinto e ròso i colori
del grande affresco primitivo:
una « Pietà » triste e suggestiva,
cui si portavano candele e fiori,
pur se la strada era lunga,
malsicura.
Ieri, sono tornata alla « Maggiore »
Non più solitaria è la via
tracciata nei mandorleti;
ma entro due file di caseggiati,
ove la Cappellina della Madonna
quasi si nasconde e oblia.
I mandorli fioriti sono lontani:
ma la Chiesa degli Agostiniani
è tornata a nuova fervida vita
per il grande amore di un Sacerdote.
Ho cercato il gradino di pietra,
rovinato dal tempo e l'abbandono,
ma che vidi sempre baciare dalla pia gentile nonna Cecilia.
Più non si scorge,
da poi che vi si posa un cancello,
a protezione della Cappella.
La «Mater Dolorosa» che ha pure riavuto i suoi colori,
mi guardava con indulgente sorriso.
Pareva dicesse dolce, suadente:
“Pel tuo lungo umano travaglio,
io e il mio Divino Figlio
le mani benedicenti
ti posiamo sui grigi capelli.
Segui, ognora, la buona retta via;
rifuggi da superbia e vanità!
Conforta i miseri e gli infelici;
abbi pietà di ogni sventura!
Così il tuo tramonto, creatura errante,
sarà dolce, come di primavera”.
La primavera splendeva intorno,
nei colori di un tramonto d'oro.
Acquaviva, 4 aprile 1974